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21/12/13

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Maglietta “pro-Silvio”? No, era un insulto: gaffe dei politici intervenuti ad attaccare la prof che l’ha fatta togliere

25/05/13

La storia probabilmente l’avete letta sui giornali o l’avete sentita al telegiornale. Uno studente di Caserta è andato a scuola indossando una maglietta di Silvio Berlusconi, e la  professoressa glie l’ha fatta togliere. Quasi subito si sono sollevate voci di protesta da parte di politici dell’area dell’ex-Presidente del Consiglio, partiti in quarta dando per scontato che la maglietta con protagonista Berlusconi fosse una maglietta “pro-Silvio”. Ecco dunque le forti critiche che accusano la presenza di un clima “antiberlusconiano” nelle scuole, e la presenza di professori prevenuti contro il PDL.
maglietta pro-berlusconi - non esattamente
Se si vede la maglietta, però, la questione sembra essere molto diversa. La discussa maglietta non dà decisamente l’impressione di essere “pro-Silvio”, ma piuttosto un insulto a Berlusconi: gli occhi spiritati, le mani a disegnare un triangolo che va a rappresentare cose poco eleganti, e sotto la scritta “I am the illuminated“. Insomma la maglietta  sembra dipingere Berlusconi come un pazzo o un pervertito: appare dunque una clamorosa gaffe quella dei parlamentari del PDL accorsi ad attaccare la professoressa che l’ha fatta togliere allo studente.
Insomma la lezione sembra essere chiara (e valida per qualunque parte politica): prima di commentare un’episodio o esprimere un’opinione, è meglio verificare bene i fatti.

Read more: http://notizie.delmondo.info/2013/05/24/maglietta-pro-silvio-no-era-un-insulto-gaffe-dei-politici-intervenuti-ad-attaccare-la-prof-che-lha-fatta-togliere/#ixzz2UJTpIb8B


7 cibi che fanno male al fisico e alla dieta (e non lo sapete)


Ci sono alcuni cibi che alcuni nutrizionisti stanno oggi mettendo nella “lista nera” segnandoli come cibi da evitare, sebbene solo pochi anni fa venissero considerati salutari quando non un vero e proprio toccasana.
dieta



  1. Gallette di riso. Le gallette di riso sono spesso considerate il “cibo dietetico” per eccellenza, per il ridotto apporto di grassi. Il problema però è che hanno un indice glicemico di 91 (il glucosio puro è 100) e tende a “sballare” i valori di zuccheri nel sangue, con rischi per la salute e interferendo con la perdita di peso.
  2. Condimenti per insalata senza grassi. Olio di oliva e aceto farebbero bene in una dieta, e almeno in Italia è raro che vengano sostituiti con prodotti “dietetici”, cosa che avviene però con una certa frequenza in altri paesi: i “sostituti” però hanno la tendenza a contenere zuccheri, fruttosio in particolare, e alcuni li definiscono come “più adatti ad un esperimento di chimica che ad una tavola”.
  3. Seitan. Il seitan è un sostituto della carne, costituito ricavato dal glutine del grano tenero o da altri cereali come farro o Kamut. Alcuni nutrizionisti mettono in guardia dal consumare un alimento costituito quasi completamente da un un potenziale allergene (il glutine, appunto, normalmente presente solo in piccole quantità nelle farine), anche se non si è intolleranti al glutine.
  4. Squalo. Il pesce è un alimento benefico, ma è anche un rischio a causa dell’inquinamento dei mari, in particolare per il fatto che la carne di pesce può per questo motivo contenere del mercurio. Il rischio di presenza di mercurio sarebbe massimo per la carne di squalo.
  5. Cereali alle vitamine. Apparentemente alcuni cereali alle vitamine non sarebbero cereali “naturali” non trattati, quanto piuttosto dei normali chicchi a cui poi vengono (chimicamente) aggiunti minerali, vitamine e fibre sintetiche in proporzioni simili a quelle naturali. Serve quindi fare attenzione a quali cereali si sceglie, insomma.
  6. Bibite zuccherate. Per noi italiani è molto più chiaro che per gli americani: le bibite zuccherate vanno evitate (e soprattutto, ne va evitato l’abuso) dato che l’apporto di zuccheri è tale che abbassa anche il “colesterolo buono” e i livelli di trigliceridi.
  7. Semolino. Il semolino è sotto accusa per lo scarso contenuto di vitamine e minerali, ma anche per lo scarso sapore: spesso per dargli gusto si tende ad abbondare con grassi saturi (da burro, creme, ecc.), che fanno più danni dei benefici del semolino.

Read more: http://notizie.delmondo.info/2013/05/25/7-cibi-che-fanno-male-al-fisico-e-alla-dieta-e-non-lo-sapete/#ixzz2UJSoaIJr



Cosa succede alle vostre mani se state 10 giorni sott’acqua?

Sapete bene che le vostre mani diventano rugose se state troppo tempo nella vasca da bagno o sotto la doccia. Ma cosa succederebbe se steste immersi in acqua per 10 giorni?
Nel 2002, Tim Yarrow ha passato 240 ore (10 giorni, appunto) immerso in una vasca in un centro commerciale di Johannesburg, in Sud Africa. L’obiettivo era battere un record che reggeva dal 1986: una record non facile dato che in 10 giorni c’è anche bisogno di dormire, mangiare, bere, e andare in bagno.
10 giorni sotto acqua
Alla fine, le sue mani erano apparentemente distrutte. Il motivo di questo effetto è che la superficie della pelle è composta da cellule morte, che assorbono l’acqua molto rapidamente e che si gonfiano, in modo disomogeneo. Il record ha permesso di verificare che lunghe permanenze sott’acqua possono essere nocive: Yarrow non ha avuto conseguenze, ma se qualcuno pensasse di stare un tempo più lungo rischia lesioni peggiori, con la possibilità che si creino vesciche che poi aprendosi potrebbero portare ad infezioni, anche gravi.

Dimenticato al centro commerciale, bimbo insegue i genitori in autostrada

15/04/13

La polizia stradale è intervenuta sull’autostrada del Brennero per un bambino `dimenticato´ dai genitori in un centro commerciale. Il ragazzino di 9 anni, residente nella provincia di Bergamo, era diretto con i suoi genitori e la sorellina in Trentino per un fine settimana di vacanza.
Durante il viaggio il bambino si era addormentato nel retro del camper. Dopo una breve sosta in un centro commerciale ad Affi i suoi genitori hanno proseguito il viaggio, convinti che stesse ancora dormendo. Durante la sosta, senza essere visto dai familiari, il ragazzo si era invece svegliato ed era sceso dal camper.
Accortosi della loro partenza, ha tentato di inseguirli correndo fino all’ingresso dell’autostrada senza però riuscire a raggiungerli. Un casellante lo ha però notato e ha avvisato il Centro operativo autostradale, che ha inviato sul posto una pattuglia della sottosezione autostradale A22 di Trento, che ha immediatamente soccorso il piccolo tranquillizzandolo. Individuata la destinazione della famiglia attraverso il racconto del ragazzino, gli operatori hanno diramato le ricerche riuscendo ad intercettare i familiari ancora ignari di quanto accaduto. Il bambino è stato così riconsegnato ai genitori ritornati al casello di Affi dopo circa un’ora dall’allarme.  

Fonte: www.lastampa.it

Centomila euro nelle mutande


Il borsellino era vuoto e proprio per questo, quella pensionata ottantenne, a bordo di un treno diretto in Italia dalla Svizzera, non ha convinto i finanzieri. L'anziana turista tedesca, fermata al valico ferroviario di Chiasso, nascondeva infatti quasi centomila euro in contanti non dichiarati.
La donna non era sola, con lei c'era un uomo di 70 anni. Ma come si può viaggiare per turismo e non avere neppure un euro in tasca per un caffè? Si sono chiesti i militari. E proprio di fronte alle domande delle fiamme gialle la donna è più volte caduta in contraddizione sino ad ammettere di nascondere sotto la cintura due mazzette di banconote da 500 euro, incastrate tra i pantaloni e la biancheria intima. Il contante era ancora avvolto nella fascetta di una nota banca svizzera e in totale ammontava a 96.500 euro. Un tesoretto che, ha spiegato l'anziana turista, le sarebbe servito per acquistare oggetti d'arte in Italia.
Degli 86.500 euro trasportati illecitamente (quelli oltre la soglia consentita di 9.999,99 euro) ne è stato sequestrato immediatamente il 50%, per un importo di 43.250 euro, in attesa che il Ministero dell'Economia e delle Finanze definisca la sanzione da applicare al trasgressore, oggi variabile dal 30 al 50% della somma portata al seguito illegalmente. È ora al vaglio dei militari delle fiamme gialle la posizione dell'uomo che viaggiava in compagnia della donna verbalizzata, un docente universitario residente in Italia, per comprendere i reali rapporti tra i due e se il denaro o parte di esso fosse in realtà di quest'ultimo e la pensionata l'ennesimo, insospettabile, "stratagemma" utilizzato per violare la normativa.



Filler sul glande per durare di più

'Promossa' da uno studio scientifico una possibile nuova soluzione contro l'eiaculazione precoce, disturbo 'intimo' che affligge circa il 30% degli uomini italiani. Si tratta di "un filler a base di acido jaluronico, una sostanza impiegata per lo piu' in medicina estetica, iniettato nel glande per aumentare i tempi di eiaculazione in soggetti affetti da precocita'". Risultato: il rapporto sessuale dura 4 volte di piu', assicura Alessandro Littara, andrologo fondatore e direttore del Centro di medicina sessuale di Milano.
Lo studio, pubblicato sulla rivista 'International Journal of Impotence Research', dice Littara, "e' stato effettuato con la collaborazione di centri universitari quali il dipartimento di Chirurgia generale e specialita' chirurgiche dell'Universita' di Modena e Reggio Emilia e l'Institute for Membrane and Systems Biology, University of Leeds".
Sono stati coinvolti "110 pazienti tra i 25 e i 42 anni, tutti con partner fissa da almeno un anno e con eiaculazione entro un minuto dall'inizio del rapporto. Sono stati valutati a 6 mesi dalla procedura: i risultati hanno dimostrato una percentuale di soddisfazione maschile dell'83% e di oltre il 70% nelle partner, un significativo incremento della durata del rapporto in assenza di complicazioni o eventi collaterali, e un evidente aumento del volume del glande, stimato in circa il 15%. Evidenziato inoltre un aumento medio dei tempi del rapporto di circa 4 volte rispetto a prima della procedura. La durata del filler e' stimata attorno a un anno, ma in molti casi l'effetto era presente anche a distanza di 18 mesi. In sintesi, abbiamo dimostrato come la procedura del filler del glande possa essere considerata efficace e priva di effetti collaterali, in un campo che riguarda un numero veramente alto di uomini, e che di riflesso coinvolge pesantemente il rapporto di coppia, e nel quale le terapie scarseggiano o non sono frequentemente accettate con favore , come l'assunzione di farmaci a vita o numerose sedute di psicoterapia", conclude l'andrologo.

Picchia la vigilessa che lo multa, le ruba i verbali e fugge

Manda all'ospedale la vigilessa per riprendersi i documenti e il verbale della multa e per poi scappare a bordo del suo scooterone Suzuki. Questa la dinamica dell'aggressione avvenuta giovedì pomeriggio verso le 15.15 in piazza XX Settembre a Noale (Venezia), appena dopo che la strada era stata riaperta al termine del mercato settimanale. Al 35enne A. P., residente a Spinea, che proveniva dalla Noalese, è stato all'inizio intimato l'alt, senza successo, perché procedeva contromano.


La vigilessa, una cinquantenne, si è quindi segnata il numero di targa e si accorta dopo qualche minuto che lo stesso motociclo era parcheggiato in piazza. All'uomo, che avrebbe tentato di giustificarsi in qualche modo, sono stati quindi chiesti la patente e i documenti. A un certo punto, però, ecco l'imprevisto. Nel momento in cui l'agente in divisa ha iniziato a compilare il verbale appoggiando i moduli sulla sella del proprio scooter, il 35enne ha cercato di impossessarsi del malloppo. L'agente, presa alla sprovvista dalla reazione esagerata per una sanzione da sole 41 euro, ha quindi cercato di «trattenere» i moduli, anche se strattonata per un braccio. Ne è scaturito un parapiglia.
Sarebbe anche partita una manata, che avrebbe fatto desistere la vigilessa dal continuare. L'aggressore quindi ha avuto via libera, potendo scappare via con il blocchetto delle multe e i documenti. La malcapitata è stata accompagnata dalla comandante della polizia locale di Noale Michela Bovo al pronto soccorso di Mirano, da dove è stata dimessa dai sanitari con una prognosi di tredici giorni per problemi soprattuto alle cervicali. La targa del fuggitivo era già stata identificata prima del «fattaccio», quindi non ci sono state difficoltà nel sporgere subito denuncia ai carabinieri della stazione locale, coordinata dal maresciallo Lino Pavanetto.
Il 35enne veneziano, che nel tardo pomeriggio del giorno "incriminato" doveva ancora tornare nel proprio appartamento a Spinea (ma i cui vicini avrebbero confermato essere in possesso di un motociclo Suzuki), dovrà rispondere anche di resistenza a pubblico ufficiale. Alcuni testimoni avrebbero assistito alla fuga del 35enne. Le loro versioni saranno vagliate dagli inquirenti. 

“Ruba” il profilo Facebook: costretto a mangiare escrementi e a leccare il wc

Segregato in bagno e costretto a mangiare escrementi e a leccare la tavola del water. Nonnismo da caserma? No. La scioccante vicenda, che vede coinvolti due 15enni, si è consumata all'interno di una casa di accoglienza delle Pedemontana trevigiana. L’episodio ha portato alla denuncia di un minorenne, tra l'altro già ai domiciliari per rapina aggravata, che ora deve rispondere di violenza privata e minacce.


A scoprire quanto stava accadendo è stato un educatore che ha segnalato l’angosciante vicenda ai militari dell’Arma. La delicata indagine è stata portata avanti dai carabinieri di Fonte, coordinati dal comandante della Compagnia di Castelfranco, Salvatore Gibilisco.
Il 15enne viveva da tempo nella struttura protetta, dividendo la camera con un coetaneo. Qualche giorno prima era accaduto un episodio futile che il ragazzino non aveva gradito. Aveva infatti scoperto che il coetaneo si era impossessato del suo profilo Facebook. Un'onta che doveva in qualche modo essere lavata. Come? Approfittando del suo fisico e del suo forte carattere, ha rinchiuso il compagno di stanza nel bagno per poi costringerlo non solo a mangiare gli escrementi, ma anche a leccare la tavola del water.
Una violenza fisica e psicologica aberrante che è venuta a galla quasi subito perché un educatore si è accorto che i due ragazzi mancavano all'appello. Così si è recato nella loro stanza trovandovi solo il 15enne che, in un primo momento, ha cercato di sviarlo. L’operatore però ha intuito che qualcosa non andava. A confortare i suoi sospetti sono arrivati i rumori provenienti dalla toilette. Ha così aperto la porta e trovato l’altro 15enne in condizioni pietose. Appena vista la porta spalancarsi il ragazzino, per la vergogna, è scappato, guadagnandosi la "libertà".
L’aguzzino, non pagò di quello che aveva combinato, ha afferrato un coltello da tavola, l'ha puntato verso l'operatore e lo ha minacciato: «Fai silenzio – ha sibilato – o ti ammazzo». L’educatore ha mantenuto la calma e è riuscito a farlo ragionare e a fargli deporre il coltello. Ma l’episodio di violenza non poteva restare impunito. I responsabili della casa d'accoglienza si sono così rivolti ai carabinieri che, con la riservatezza richiesta dal caso, hanno ascoltato vittima e carnefice, portando alla luce la drammatica storia di disagio giovanile. 

Nonna cracka carta di credito di un operaio


Un hacker sui generis, nonostante l'età anagrafica si è rivelata un asso dell'informatica e del furto. Dal Veneto era riuscita a decodificare la carta di credito di un operaio di Collagna, in provincia di Reggio Emilia, spillandogli alcune centinaia di euro. I soldi, sottratti al malcapitato, sono poi stati utilizzati per rimpinguare il suo conto postale in rosso. Protagonista della vicenda una pensionata 60enne, già avvezza alla pirateria online,denunciata dai Carabinieri per frode informatica. A far finire la donna nel mirino dei militari, l'allarme dato da un operaio poco più che 50enne che, l'estate scorsa, si era accorto, al momento di un acquisto, che la sua carta di credito ricaricabile era vuota, senza neppure un centesimo. La lista dei movimenti, subito controllata, gli ha rivelato che qualcuno aveva avuto accesso al suo credito e aveva prelevato 250 euro ricaricando un'altra Postepay.
Ricostruiti, in via telematica, i movimenti del denaro e le operazioni avvenute attraverso il web i Carabinieri, non senza stupore, sono risaliti all'anziana hacker, residente nel Veronese. La sessantenne ha inizialmente ha respinto le accuse fingendo di essere vittima a sua volta di un esperto hacker per poi venire smentita dalle indagini. I soldi trafugati attraverso la decodificazione della carta di credito del reggiano,infatti, erano stati versati su una Postepay a lei intestata. 
Fonte: www.leggo.it

Allergia allo sperma, “Come un ago nella vagina”

Tra Jeff e Clara (nomi di fantasia), entrambi 35 anni, e' stato quasi amore a prima vista. Ecco perche' la coppia ha deciso di convolare a nozze in tempi rapidi, convinti di essere la "coppia perfetta". Le cose pero' sono cambiate quando hanno iniziato ad avere rapporti sessuali. Clara ha scoperto di essere allergica allo sperma del marito. A raccontare la strana storia di questa coppia e' stata l'ABC News che ha spiegato quanto il problema sia piu' diffuso di quanto si possa immaginare. "Ho avuto questa reazione bizzarra", ha detto Clara. "Avevo un insolito bruciore, gonfiore e arrossamento. Pensavo di aver contratto una una malattia sessualmente trasmissibile", ha aggiunto.
Dopo esser stata visitata da molti medici e aver trascorso ore e ore su Internet a effettuare ricerche, e' in Carolina del Nord che la coppia ha finalmente trovato qualche risposta, che pero' ha fatto naufragare la loro vita sessuale dando un brutto scossone al loro matrimonio. La diagnosi per Clara e' infatti stata "Ipersensibilita' al plasma seminale", una reazione allergica alle proteine presenti nel liquido seminale di Jeff. Anche l'uso del preservativo si e' rivelato inutile e cosi' la coppia ha evitato di avere rapporti intimi. "E' davvero bizzarro", ha detto Jeff. "Nessuno di noi aveva mai saputo niente di simile.
  Era un vero problema – ha aggiunto – perche' tutto il resto era fantastico. Eravamo follemente innamorati". Secondo Jonathan Bernstein, docente presso l'Universita' di Cincinnati, specializzato in allergie e immunologia e medico della sfortunata coppia, la condizione di Clara colpisce dalle 20.000 alle 40.000 donne negli Stati Uniti. "Riteniamo che sono piu' comuni del previsto", ha detto. "Non come l'asma, ma piu' di quanto si creda", ha aggiunto.
Le donne con questa strana allergia descrivono il dolore provato "come un ago nella vagina", ha riferito Bernstein. Questa condizione, tuttavia, non compromette la fertilita'. Una volta trattata la patologia, le donne hanno le stesse probabilita' di rimanere incinte di qualsiasi altra donna. Il problema e' che non sempre si arriva tempestivamente a una diagnosi accurata perche' questa allergia viene spesso confusa con una qualche infezione vaginale. Andrew Goldstein, direttore del Centers for Vulvovaginal Disorders di Washington e New York, ha detto che la condizione e' cosi' rara da aver trattato solo "una dozzina di casi" negli ultimi 10 anni. "Quello che e' piu' comune e' l'ipersensibilita' al lattice o agli spermicidi", ha detto. Lubrificanti e gel possono anche essere allergeni.
 

Fonte: www.agi.it

Apple. stop agli iPhone “S”

13/04/13



Basta con la dicitura 'S' per i nuovi iPhone, non da' un segnale di novita': e' il consiglio che dispensa alla Apple dal suo blog Ken Segall, pubblicitario amato da Steve Jobs che creo' la famosa campagna 'Think Different'. 
''La strada piu' semplice e' dare ad un nuovo iPhone un numero progressivo e lasciare che i miglioramenti tecnologici parlino da soli'', dice Segall. Chissa' se Cupertino ascoltera': da quanto si vocifera sui blog il prossimo iPhone dovrebbe chiamarsi '5S'.
Fonte: www.ansa.it

La polizia perquisisce Samsung. Pesanti le accuse…

La polizia ha perquisito gli uffici di Samsung a Asan, in Corea del Sud, dopo aver ricevuto la segnalazione circa la possibilità che si fosse verificato un furto di tecnologia di TV OLED ai danni della concorrente LG.

Bloomberg riporta che lapolizia è andata alla ricerca di prove che persone collegate ad LG avessero lasciato trapelare dati segreti sull’OLED in favore di Samsung.
Non è ancora chiaro cosa sia emerso dalla perquisizione perché la polizia on ha ancora diffuso un comunicato stampa ufficiale.
Stranamente, Samsung ha assunto un atteggiamento difensivo. Parlando a Bloomberg, un portavoce dell’azienda ha spiegato che Samsung “non ha ragione di rubare la tecnologia di altre aziende” dato che ha già “la migliore tecnologia OLED al mondo”. D’altro canto, LG ha negato di aver chiesto l’intervento della polizia. Non è certo la prima volta che Samsung e LG si trovanocoinvolte in vicende simili: lo scorso anno gli impiegati di LG furono accusati di aver rubato la tecnologia OLED di Samsung.
 
Fonte: feed.gizmodo.it

Fumetto con scene di sesso gay, Apple vieta la vendita sullo store

Apple accusata di omofobia dopo il presunto divieto di vendita sull’App storedi un fumetto con esplicite immagini di “sesso gay”. Si tratta in realtà di un equivoco che riguarda una questione molto più ampia, quella dei contenuti pornografici su iOS.
A scatenare l’allarme il famoso fumettistaBrian Vaughan che si è visto impossibilitato a distribuire la sua ultima copia di ‘Saga’ sullo store online. La ‘mela’ non gradisce infatti contenuti per adulti sul proprio negozio perché non vuole turbare il bacino dei giovani utenti. Sono state tantissime le app eliminate dalla vendita sino ad oggi. Ad annunciare la notizia del 'bando' lo stesso autore del fumetto:
“Come si spera sia stato chiaro dalla prima pagina del nostro primo numero, Saga è una serie dedicata al proverbiale “lettore maturo”. Sfortunatamente, a causa di due immagini-francobollo di sesso gay, Apple ha bandito il numero 12 di Saga di domani dalla distribuzione con qualsiasi app iOS”
A quanto pare, vi sarebbero delle scene di intimità e sesso gay, seppur in senso lato, nel numero in questione. In una delle vignette, infatti, c’è un uomo con la testa sostituita da un televisore. Sullo schermo di questa TV sarebbe rappresentato un rapporto orale fra due ragazzi (foto).
L’autore non sembra lamentarsi delle però limitazioni di App Store, riconoscendo la lecita scelta di proteggere i minori dalla visione di contenuti per loro non appropriati. Meno felici della notizia gli utenti che hanno urlato inizialmente “al lupo al lupo” puntando il dito contro l’azienda.
Non è la prima volta che la Apple viene accusata di omofobia. A febbraio lo sviluppatoreBarry McDermott ha dichiarato che l’azienda ha vietato la sua app. sull umorismo gay “Lil’Flamer” a causa della sua natura potenzialmente offensiva, mentre in più di 150mila hanno protestato nel 2011 per eliminare da iTunes una app che si proponeva di "curare i gay".
Diversamente da quanto viene raccontato però Apple ha mostrato un grande sostegno verso la comunità gay. L’azienda ha donato 100mila dollari per la campagna NOH8 nel 2008 per combattera la Proposition 8 in California.
Fonte: www.you-ng.it

USA, il “fast-food” delle armi

L'odore è rassicurante, da officina, un vago aroma di metallo ben temperato e di lubrificante amorevolmente usato per mantenere in perfetta efficienza la mercanzia. Il silenzio è profondo, le voci basse e calme, come se noi clienti, e i commessi, ricordassimo senza mai osare dirlo che la merce venduta qui è la morte. Nelle ore della battaglia finale di Barack Obama, prima in Senato e poi, senza speranza, alla Camera dominata dalla lobby degli arsenali privati, sono entrato in un emporio di fucili, mitragliatrici e pistole che in questi giorni sta facendo affari a raffica. Il terrore che l'odiato governo, che il detestabile Obama con la sua timida crociata contro le armi da fuoco lanciata dopo il massacro di 27 bambini nel Connecticut, possa limitare il "diritto di portare armi" ha prodotto finora l'effetto paradossale della corsa al riarmo personale.


Questo nel quale entro si chiama Nova Firearms e non è stato facile da trovare. Sta in una casetta a due piani, un po' nascosto dietro una tintoria cinese, in quella terra di nessuno fra Washington e la Virginia rurale profonda, dove due della tante America, rurale e urbana, sudisti e nordisti, convivono guardandosi con odio reciproco. Offre un assortimento di 40 mila fra armi e accessori. Aperto dalle 5 del pomeriggio alle 10 di sera, orari pensati per "gli uomini che lavorano". Il dopolavoro a mano armata. Quando avvicino uno dei venditori, un omone anziano e gentile, con il tono di voce fermo ma paziente del sergente che fu per 30 anni nella
US Army, lo avverto che vorrei comperare una rivoltella per la mia difesa personale, ma che risiedo a Washington, dove le norme sono molto restrittive. "Non si preoccupi – mi sorride comprensivo il sergente ormai ammorbidito da anni di servizio alla clientela e non più di cazziatoni alle reclute – qui siamo negli Stati Uniti d'America, la terra degli uomini liberi, troveremo una soluzione, anche per lei prigioniero sull'altra riva del fiume".
Aggiriamo insieme un alto cespuglio di baionette innestate sulla canna di una ventina di fucili russi Mosin-Nagant, raccolti insieme come nei bivacchi dei soldati al campo, in vendita per la modicissima cifra di 350 dollari ("Sono copie fatte in Cina", mi confida il mio sergente York) e ci fermiamo davanti alla vetrina dei gioielli. Sono oggetti bellissimi, le pistole, sirenette di cromo, molibdeno, a volte ormai plastica, disposti come scolaretti nella foto di classe, dalla pistoletta più piccola, non più grande di un pacchetto di sigarette, a un solo colpo calibro 22, che fa pensare a maliziosi nascondigli sotto le gonne di cameriere ed entraineuse da saloon, ai cannoni portatili calibro 45. "Purtroppo l'inventario è un po' scarso, perché vanno via come il vento", si scusa. A occhio, non parrebbe. Mi guarda le mani: "Lei ha le mani piccole, dobbiamo scegliere qualcosa che possa maneggiare facilmente. Provi questa".
Provo. Stringere fra le dita un'automatica, o un revolver a tamburo, per chi non l'ha mai provato, è attraversare il fiume fra due mondi. Io sono colui che per pochi dollari può dispensare la morte, può decidere quale bambino, quale passante, quale avversario lasciar vivere o uccidere. In miniatura, l'emozione che sconvolse Oppenheimer davanti al primo test nucleare: sono il dio della vita e della morte.
Le armi nella bacheca sono piccole macchine perfette, levigate da ormai quasi due secoli di evoluzione, dalle prime pesanti "six shooter", le sei colpi del signor Colt, rese meravigliosamente ergonomiche e tecnologicamente avanzate. Mi mette in mano una S&W, una Smith and Wesson calibro 9 per proiettili corti. Si rannicchia fra le dita, docile, freddina, come un gattino infreddolito che si accoccoli vicino alla madre. Può sparare sette colpi, uno in canna e sei nei caricatore e quando il mio sergente legge un'ombra di stupore nel mio sguardo di fronte ai cortissimi proiettili mi tranquillizza: "Non si preoccupi. Questa ferma qualsiasi creatura a due zampe". Ha un bel bottoncino rosso sul lato. Se lo premo, ping, si sprigiona il raggio laser che illumina con un puntino rosso il bersaglio. Non più mirini, occhio chiuso, puntat, mirat, sparat. Dove il puntino luminoso si ferma, lì colpirà la pallottola. "Purtroppo si devono cambiare le batterie periodicamente ". Purtroppo. Con 429 dollari – nessuno sconto, il mercato è rovente – posso fermare qualsiasi creatura a due zampe e anche parecchie a quattro.
Discutiamo i meriti di altre. "Pensa che la potrebbe usare anche sua moglie?". Forse. "Allora potrebbe essere meglio un revolver " e subito mi trovo in pugno una deliziosa, carinissima Taurus cromata, marca brasiliana oggi molto popolare, a tamburo per sei colpi, sempre calibro 9, con il naso corto. Sta in qualsiasi borsetta, negli Stati dove è permesso portarla con sé nascosta, nel portaguanti dell'auto, in un giubbotto. "Questa non si inceppa mai, se fa cilecca e sente click, basta tirare di nuovo il grilletto e parte di sicuro". Costa anche meno: 399 dollari. "Vedrà che questa piacerà a sua moglie". E per un lampo di cordite, vedo la scena di mia moglie in cima alle scale che bang bang click click spara nella notte a un intruso. "Sfortunatamente lei non vive in America, ma laggiù oltre il fiume", indica verso il Potomac, che divide la Virginia da Washington, nome che non vuole neppure pronunciare. Dovrò andare a ritirarla dalla polizia, che mi sottoporrà qualche generica domanda: sei mai stato ricoverato in ospedale psichiatrico? Hai mai sognato di ammazzare i figli?
Ma le regine dell'emporio di morte non sono le pistole sotto vetro. Stanno, impettite una accanto all'altro, in lunga fila contro la parete e sono vecchie conoscenze, almeno trenta. Con nomi e sigle diverse, per mascherarle, sono quelle armi d'assalto, quelle carabine militari, che hanno fatto la storia più truce del nostro tempo. Le variazioni dell'AK 47, il Kalashnikov che ogni guerrigliero, terrorista, vendicatore di qualche causa persa, brandisce ed esibisce, con quel caricatore a banana che è la sua griffe. Mille e trecento dollari. Posso imbracciarlo? "Ma prego, lo punti verso il pavimento". È carico? "No, ma deve prendere l'abitudine". È più pesante di quanto mi aspettassi, ma qui il senso di onnipotenza è travolgente. Mai più senza fucile, fratelli, amici, mujaheddin, compañeros. Virginia Tech, l'università dove sei anni or sono una studente con fucili di tipo militare come questo che maneggio, abbattè 32 vittime, è a poca distanza da qui. Andiamo, è tempo di mietere.
Accanto alle riproduzioni di Kalashinikov e di M16, l'arma d'ordinanza americana, si erge trionfale la stella, quella che nel West sta andando a ruba. Il "Bushmaster", il signore dei massacri, il semiautomatico capace di 100 colpi calibro militare Nato. "Ci è rimasto soltanto un pezzo", sospira il sergente "ma è il modello nuovo e migliorato". Si chiama ACR, modulare, può cambiare la canna, il calibro, il calcio, secondo la missione "Adaptive Combat Rifle", per ogni tipo di combattimento. Specialmente indicato quando si deve combattere contro bambini di terza elementare e le loro maestre, come fu nella missione di Adam Lanza a Sandy Hook, nel Connecticut, dove riuscì ad annientare, con questo "Bushmaster" 20 temibili bambini e sei fra maestre e personale. 1.700 dollari. Questo, rifiuto di imbracciarlo.
Esco dalla Nova Firearms con la più patetica delle scuse coniugali, "ne parlerò con mia moglie", e con una bracciata di volantini e brochure della Nra, la lobby della armi e di offerte di corsi d'addestramento nei poligoni: quattro ore 150 dollari e divento Rambo. Il sergente, che ancora spera, mi saluta: "Si ricordi, là fuori o spari o qualcuno spara a te". Mentre riattraverso il fiume, sento ancora tra le dita il metallo freddo della Smith & Wesson. 

L’incredibile lampada animata in stile Pixart

Si chiama Pinokio. Shanshan Zhou e Adam Ben-Dror hanno costruito una lampada-robot che reagisce agli stimoli esterni e si esprime secondo una gamma dinamica di comportamenti, e assomiglia molto alla lampada dell’animazione iniziale dei film della Pixar. 
Per sapere come è stato progettata e costruita, si può leggere il report finale del progetto sul sito di Adam Ben-Dror.

“Google morte”: l’app che gestisce i tuoi dati quando non ci sarai più

Google lo chiama “Inactive account manager” ma per chi su internet “smanetta” abitualmente è già diventato Google Death. Ovvero il software di Google che si occupa di testamento digitale, cioè di cosa fare dei dati di un utente dopo la sua morte.

La questione non è oziosa perché il web assai difficilmente conosce l’oblio. Così quando un internauta muore restano, spesso e volentieri, tutti i suoi profili, sui social network e non solo. Qui si innesta l’applicazione di Google che permette di decidere che fine far fare ai nostri dati quando non ci saremo più.

L’utente, quindi, può decidere che tutti i suoi siti e le sue password “muoiano” con lui attraverso una cancellazione dei dati. Oppure può elencare fino a 10 persone che riceveranno le coordinate di accesso. Attenzione però, Google non aspetta il certificato di morte. Né tanto meno accerta che morte ci sia stata: l’unico criterio dell’app è l’inattività dell’utente. Se un profilo non viene attivato per un certo intervallo in automatico si procede all’invio. Prima parte una mail al proprietario dell’account, ovviamente. Occhio, quindi, a non distrarsi.

 
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